La parola Pali Dhamma (o Dharma in Sanscrito. Il Pali era un dialetto locale del Sanscrito parlato dal Buddha) significa Realtà dei Fenomeni o Legge, e nel suo significato più esteso ed applicato, ma anche Insegnamenti. La Ruota del Dhamma che vedete nell'immagine qui sotto, rappresenta tali Leggi ed insegnamenti.
Gli 8 raggi rappresentano gli otto passi dell'Ottuplice Sentiero che conducono direttamente al Nibbana (o Nirvana in Sanscrito), ossia il Risveglio definitivo dal Samsara. Il Samsara ha il significato di ciclo di sofferenza, od anche il ciclo del disagio che proviamo a fasi alterne quotidianamente nella nostra vita.
Il Dhamma è un Legge fondamentale che sebbene invisibile come la Legge di Gravità, opera comunque, incessantemente e silenziosamente. Conoscere il Dhamma significa conoscere la strada che sradica per sempre la sofferenza.
Il Buddha e il Dhamma
Esiste un modo per sradicare la Sofferenza?
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Il Buddha non ha fatto promesse aleatorie e verificabili solo dopo la nostra morte. Ha prodotto un percorso che ci conduce verso la genuina felicità proprio ora, proprio qui.
Ha spiegato il rapporto che esiste fra i diversi fenomeni (origine interdipendente) e nelle profonde pieghe della meditazione ha svelato in che modo la mente si appropria del sorgere delle manifestazioni sensoriali e dei pensieri. Il Buddha era un grande pedagogo risvegliato e ci ha lasciato molte medicine per la mente, efficaci e risolutive. Una volta che si capisce ciò, allora si comincia a prendere rifugio nelle sue parole e nei suoi insegnamenti (Dhamma), ad affidarci al calore delle amicizie spirituali (Sangha), rispecchiandoci in esse, lasciando che questa meravigliosa pratica, questa potente medicina curi l’avvelenamento delle nostri menti e la nostra sofferenza.
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La Ruota del Dhamma
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Il grande guaritore
Il Buddha è stato un grande medico della mente. Quando ci si prostra davanti al Buddha non è per il riconoscimento della sua divinità. Il Buddha non era un dio. Era un uomo come noi. Il prostrarsi davanti a lui indica solo il riconoscere la nostra arrendevolezza di fronte al suo esempio, il prendere in prestito per il momento la sua forza, il suo percorso, la sua isola. Evidenziare quelle qualità che tutti noi possediamo e che ancora non riconosciamo e rispettiamo in pieno. Ecco perché in quel breve frangente in cui ci prostriamo noi riconosciamo non la sua divinità, ma la nostra umana realizzazione, affrancandoci da ogni dipendenza ed identificazione. Rinunciando gestualmente alla nostra prigione egoica e attualizzando la nostra rinascita, il nostro stesso risveglio.
Essere Buddisti non significa necessariamente credere alla reincarnazione, ma scoprire la veridicità della legge di causa ed effetto (Kamma, o karma in sanscrito).
Il Kamma esprime l’ineluttabile verità che ogni azione (che è appunto la traduzione di Kamma) ha una o più conseguenze, secondo il tipo di azione perpetrata. E questa consapevolezza confluisce nella saggezza del nostro comportamento.
I precetti buddisti non sono comandamenti, che se infranti ci condurranno all’inferno, ma sono guide comportamentali per disintossicare la nostra mente e renderla serena, duttile e flessibile durante la meditazione e anche nella vita di tutti i giorni. Un’azione malvagia non è sbagliata secondo qualche concetto che ci è stato impartito ed inculcato, ma perché possiamo sperimentare quanto tali azioni affondino e turbino la nostra mente, strangolandoci in sofferenze ancora più atroci. Non è un dogma. Possiamo sperimentarlo tutti. Tutto è verificabile.
I fondamenti Buddisti non sono moralistici (cioè legati alla morale pubblica di quel contesto storico e sociale), ma sono etici (dal greco ethos=qualità) e quindi universali e privi di precarie contestualizzazioni.
Essere Buddisti significa credere nella perfezione di ogni istante e concedere al nostro cuore di estendersi fino ai margini di un universo che abbiamo appena cominciato a sperimentare, ma che è sempre stato nostro di diritto.
Possano le parole del Buddha riecheggiare sempre nelle nostre menti e che tutti gli esseri siano liberi da paura e sofferenza. Tutti gli esseri, nello spazio e sulla terra. Tutti, nessuno escluso.
Sadhu, Sadhu, Sadhu.
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