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Coscienza mondana e ultramondana
Questa spiegazione sui fenomeni e sugli aggregati è alla base della comprensione della sofferenza e di tutti i fenomeni intorno e dentro di noi.
Centro Italiano di Meditazione
Le 4 Realtà assolute
I Fenomeni o realtà fenomeniche possono essere suddivisi in mentalità (Nama) e materialità (Rupa), ossia da fenomeni mentali (Nama appunto) e fenomeni fisici (Rupa). Oltre a queste realtà o fenomeni esiste il Nibbana, anch'esso un fenomeno mentale, ma non condizionato.
Ma vediamo meglio.
Vi sono 4 tipi di realtà o fenomeni (dhamma):
Fenomeno Mentale (Nama) >> Coscienza
Fenomeno Mentale (Nama) >> Fattori Mentali
Fenomeni fisici (Rupa)
Nibbana (o Nirvana)
Coscienze, Anatta e Nibbana
SuttaMagga
ARTICOLO
Spesso non si ha neppure il coraggio di pensare di raggiungere il Nibbana, proprio perché è considerata una dimensione troppo lontana o troppo esotica, che non ci riguarda. Ma il grande impedimento ad affrontare in modo serio, maturo e proficuo la dimensione di liberazione del Nibbana è proprio l'ignoranza.
Ignorare cosa sia veramente il Nibbana, liberarlo dalle proiezioni religiose delle nostre culture e di quelle di origine. Ignorare che il Nibbana non è una dimensione lontana anni luce, impossibile, paradisiaca, di difficile, se non impossibile, attuazione.
Ignorare il suo vero significato, proprio come i pesci del mare ignorano la doppia esistenza della tartaruga, la sua capacità di camminare sulla terra e respirare.
Ignorare... Ignorare... Mentre il Samsara continua a scavare il nostro dubbio, rendendo arido ogni anelito di riscatto.
Ignoranza e Nibbana

I fenomeni mentali (Nama) sperimentano qualcosa, mentre i fenomeni fisici (Rupa) non sperimentano alcunché.
Ad esempio sperimentare un oggetto per mezzo della vista è un fenomeno mentale (Nama). L’oggetto visibile che viene sperimentato da Nama, invece, non sperimenta nulla. Esso è un oggetto materiale (Rupa).
Ciò che noi indichiamo con il termine Sé, Ego è soltanto un insieme di Nama in successione che sperimentano Rupa.
Nama e Rupa nascono e muoiono in continuazione. Quindi il Sé è solo un concetto e non una realtà assoluta.
Nella realtà assoluta non esiste un essere, una persona, ma solo un insieme di mentalità (Nama) e materialità (Rupa), o più genericamente “aggregati”.
Allo stesso modo un insieme di ruote, assi e parti aggregate costituisce ciò che chiamiamo carro, ma che rappresenta solo un nome convenzionale, non corrispondente alla realtà costituitasi.
Colui che vede la realtà in questo modo è dotato di ciò che viene indicato nell’Ottuplice Sentiero come Retta Visione.
Fra poco tutto questo sarà più chiaro. Vediamo meglio.
Quindi ricapitolando: tutti i fenomeni intorno a noi e dentro di noi sono impermanenti e sono solo Nama e Rupa che nascono e muoiono.
Ad esempio la funzione dell’udire è Nama. Questa funzionalità non è l’udito, di cui essa si serve. L’udito quindi è una condizione necessaria al sentire. Nama, quindi, sperimenta il suono, il quale a sua volta è, invece, un fenomeno fisico e NON mentale, quindi esso è Rupa. Anche l’udito è Rupa, in quanto non sperimenta nulla, ma è una condizione fisica per sperimentare il suono.
Fin qui tutto chiaro! Procediamo.
Quindi se non capiamo che il sentire, l’udito e il suono sono realtà diverse, cadremo nell’illusione di percepire un Sé che sente, ossia un soggetto ben distino, definito e permanente.
Un'altra cosa di cui tener conto è che Nama e Rupa devono sostenersi a vicenda per manifestarsi. Ossia, Nama non può sperimentare il vedere, l’udire, o il sedersi su un cuscino senza che sia presente Rupa, o corpo materiale. Né Rupa può avere intenzione o desiderio di sedersi, mangiare, udire e parlare se non esistesse Nama.
Andiamo avanti. Scendiamo più nel dettaglio di questa esposizione.
Abbiamo detto (vedi schema all’inizio) che Nama in generale è l’insieme dei fenomeni mentali.
Ma nel dettaglio esistono 2 tipi di fenomeni mentali (Nama):
a) coscienza (Citta) e
b) fattori mentali (che nascono assieme alla coscienza).
Tali fenomeni mentali sono condizionati, ossia per sorgere e morire dipendono da altre condizioni.
a) Coscienza (Citta)
La coscienza (Citta) entra in contatto, sperimenta e conosce un oggetto. Non esiste una coscienza senza il suo oggetto.
Così la coscienza visiva ha come oggetto gli oggetti visibili e la coscienza uditiva ha come oggetto il suono.
Possiamo classificare la coscienza (Citta) in base alla sua qualità o natura. Così esistono coscienze positive o negative.
Questi tipi di Citta (o coscienze) possono causare a loro volta azioni positive o negative con il corpo, la parola o la mente.
Altre coscienze (Citta) non sono causa di qualcosa, ma sono l’effetto di azioni negative o positive, ossia sorgono per effetto di azioni di altre coscienze.
Quindi la coscienza ha una sua natura o qualità: positiva o negativa.
Non possiamo pertanto sviluppare virtù nella nostra vita se confondiamo il tipo di natura della coscienza.
E’ importante stabilire che natura possiede quella determinata coscienza (Citta).
Per esempio se qualcuno ci urla contro, lanciandoci parole aspre ed ingiuriose, la coscienza uditiva sperimenta il suono spiacevole ed è pertanto una coscienza negativa, ossia il risultato di un’azione negativa subita (effetto di un’altra coscienza). Diversa cosa è l’avversione che proviamo subito dopo che è una coscienza negativa sorta in noi.
L’oggetto della prima coscienza (effetto) è il suono sgradevole di parole aspre (causa).
L’oggetto della seconda coscienza è il soggetto verso cui proviamo avversione e rabbia.
Oltre che alle sue qualità possiamo classificare la coscienza in base ai piani di esistenza. Ad esempio la coscienza che appartiene al piano sensoriale è quella che appartiene alle impressioni sensoriali come la vista, il gusto, l’udito, il tatto e così via. Ci sono poi coscienze che appartengono a piani diversi che non sono legati ai sensi, come il piano dei Jhana che si sperimenta durante la meditazione. In questo piano di esistenza NON si sperimentano impressioni derivate dai sensi.
Sia le coscienze (Citta) negative che positive possono avere un diverso fattore di intensità, in base al quale possono motivare delle azioni. Se un’intensità positiva o negativa non è abbastanza forte essa non genera un’azione corrispondente. Ecco perché pur possedendo delle coscienze positive (o negative) non procediamo comunque nella direzione corrispondente, perché l’intensità non possiede l’impulso che fa da motore all’azione. Ad esempio sorge in noi una coscienza negativa di uccidere qualcuno, ma per fortuna non ha intensità sufficiente a generare quell’azione. O sorge una coscienza positiva per fare volontariato o di altruismo, ma la sua intensità non è così forte da suscitare azioni corrispondenti.
Ricapitolando: le coscienze (Citta) sono fenomeni mentali (Nama) che hanno una propria a) natura, b) piani di esistenza su cui agiscono e c) intensità.
Inoltre la coscienza può essere causa, effetto di un’altra coscienza, oppure né causa né effetto.
Piuttosto semplice e chiaro. Andiamo avanti.
b) Fattori Mentali
I fattori mentali fanno parte anch’essi dei fenomeni mentali (Nama). Abbiamo detto prima che la coscienza esiste sempre assieme ad un oggetto: il suono (oggetto) assieme alla coscienza dell’udire, l’oggetto visto con il vedere, oppure un pensiero con la coscienza “pensare”.
Quindi le coscienze (Citta) che sono anch’esse dei fenomeni mentali, come più volte ripetuto, sono accompagnate sempre da fattori mentali.
L’avversione, una sensazione piacevole o la saggezza sono fattori mentali che possono sorgere assieme alle coscienze (Citta).
Esiste solo una coscienza (Citta) per volta e invece svariati fattori che nascono e muoiono assieme ad essa. Ricordate, come abbiamo detto più volte, che la coscienza NON sorge mai da sola.
Ad esempio la coscienza sperimenta il suo oggetto e non prova alcuna sensazione. Assieme alla coscienza sorgono anche i fattori mentali, come le sensazioni, che hanno il compito di provare sensazioni, appunto. La sensazione (fattore mentale) può essere piacevole, spiacevole o neutra.
Ogni coscienza è SEMPRE accompagnata da sensazioni (piacevoli, spiacevoli o neutre).
Quindi quando sorge una coscienza vi può essere una sensazione piacevole legata ad essa. Quando muore quella coscienza e ne sorge un’altra si può accompagnare ad essa una sensazione spiacevole o di avversione.
Quindi ricapitoliamo: esiste un oggetto (Rupa) che entra in contatto con i nostri sensi (5 + i pensieri = 6). Questo contatto fa sorgere una coscienza che ha come aiutanti dei fattori mentali. Fra questi fattori mentali vi sono le sensazioni che sorgono sempre con la coscienza e conferiscono a quella coscienza delle caratteristiche di piacevole, spiacevole o neutro. Tutto chiaro?
Ogni coscienza sorge sempre con dei fattori mentali (almeno 7). Gli altri fattori mentali oltre a questi 7 possono presentarsi o non presentarsi. Fra i 7 menzionati che sorgono sempre con ogni coscienza, c’è sempre la sensazione.
Proseguiamo.
Oltre alla sensazione, esiste un altro fattore mentale che sorge sempre con una coscienza ed è la percezione. La funzione della percezione è quello di contrassegnare l’oggetto sperimentato dalla coscienza, affinché venga riconosciuto in seguito. Quindi quando ricordiamo cosa è quell’oggetto (un colore, un’automobile, ecc.) è la percezione (e non un ipotetico Sé) che è sorta come fattore mentale assieme alla coscienza.
Quindi:
oggetto >> contatto >> sorge coscienza >> sperimenta l’oggetto >> sorge sensazione (sempre) assieme alla coscienza >> positivo, negativo, neutro >> sorge l’altro fattore che è la percezione che contraddistingue e riconosce l’oggetto (mia madre, un cavallo, ecc.).
Oltre a questi due fattori mentali (sensazione e percezione) che nascono SEMPRE con tutte le coscienze, esistono fattori mentali che non nascono con tutte le coscienze. Ad esempio i fattori mentali positivi nascono con coscienze positive. Così succede per quelli negativi, che nascono con coscienze negative.
Si ricordi che ogni cosa nasce quando vi sono delle condizioni e muore quando tali condizioni cessano (impermanenza).
La quarta realtà assoluta è il Nibbana. Esso non è né coscienza (Citta) né un fattore mentale.
Esso è un fenomeno mentale (Nama) che non nasce e non muore, poiché è incondizionato, ossia non soggetto a condizioni.
In conclusione possiamo dire che tutte le realtà condizionate sono impermanenti. A causa dell’impermanenza sono fonte di sofferenza o disagio (Dukkha).
Il Nibbana invece è incondizionato e non è Dukkha, ossia è privo di sofferenza e impurità. L’unica cosa che ha in comune con le altre realtà che sono condizionate è che tutte quante non hanno un Sé (Anatta)
NOTA:
Anatta = an-Atta = a + (n) + Atta
Atta significa Sé; la lettera “a” della particella “an” è chiamata alfa privativo e indica il suo contrario, come in italiano le parole apolitico, apolide, ecc. La consonante “n” serve solo per poter pronunciare due vocali vicine (eufonica). Pertanto il significato di Anatta è appunto “assenza di un Sé”.
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