Il re della repubblica Sakya si chiamava Suddhodana ed era il padre del futuro Buddha e marito della regina Mahamaya Devi, che incinta del futuro Risvegliato intraprese un viaggio per andare a trovare i suoi parenti, per far nascere il bambino presso la sua famiglia come da tradizione. Durante il viaggio la regina vide un giardino splendido (chiamato Lumbini), pieno di alberi in fiore. A tale vista la regina espresse la volontà di fermarsi per rimirare quello spettacolo meraviglioso. Dopo poco, quando erano ancora nel giardino, la regina ebbe le doglie ed entrò in travaglio. I servitori dovettero a quel punto allestire uno spazio coperto per consentirle di partorire.
Ritornati a palazzo, venne organizzata una cerimonia per decidere il nome da dare al neonato oltre al nome dato dalla famiglia secondo le usanze (Gautama) e fu scelto da parte di un ospite di riguardo il nome Siddhattha (in Pali, invece Siddharta in sanscrito) che vuol dire “colui che ha esaudito tutti gli auspici”. Al settimo giorno dalla sua nascita, la madre del Buddha morì prematuramente.
Più tardi nel secondo secolo a.C. il grande imperatore buddista Asoka fece erigere una pietra di commemorazione nello stesso posto in cui nacque Siddhattha. Nei secoli successivi con l’invasione musulmana il posto fu devastato, abbandonato e invaso dalle foreste circostanti. Il sito fu di nuovo riscoperto dall’archeologo tedesco Alois A. Fuhrer che restituì il luogo della nascita del Buddha all’umanità, ancora oggi visitabile.
Il primo segno
Durante la cerimonia dell’aratura, una festa che veniva fatta per promuovere l’attività dell’agricoltura, prima fonte economica a quei tempi, il Re portò con sé il piccolo principe. Il Re lo lasciò al sicuro e al fresco sotto un albero di melarosa, sorvegliato dalle sue tate, che però si allontanarono per qualche istante per vedere lo spettacolo della cerimonia. Quando realizzarono di aver lasciato il bimbo seduto da solo, tornarono indietro immediatamente e lo videro assolutamente calmo, non spaventato per essere stato lasciato solo e assorto in quella che sembrava una profonda meditazione. Si dice che in quella occasione il futuro Buddha era entrato in uno stato di estatica meditazione (primo Jhana).
Il ricordo di questo evento sarà di capitale importanza, più avanti, per il risveglio del Bodhisatta Gautama, ricordandogli quale doveva essere il vero sentiero che conduceva al Risveglio e abbandonando pertanto l’approccio delle automortificazioni che aveva intrapreso all’inizio della sua ricerca (la scoperta de ‘La Via di Mezzo’).
Prima del Risveglio
Non si conosce molto della giovinezza del principe Siddhattha, ma sicuramente gli fu conferita una conoscenza approfondita della letteratura Brahmanica, come i Veda (scritture) e altri testi fondamentali della religione dell’epoca. Facendo parte della casta dei guerrieri, egli fu addestrato per eccellere nell’uso dell’arco e in altre destrezze.
Quel che è certo è che crebbe nel lusso e negli agi. Nella raccolta di testi noto come Anguttara Nikaya, è descritta la vita del principe. Possedeva vestiti di finissime fattezze e di grande valore. Era sempre accompagnato tutto il giorno da un servitore che lo riparava con un ombrellino dal sole, dalla polvere e dai fastidi atmosferici. Possedeva 3 palazzi: uno per l’estate, uno per l’inverno e uno per la stagione delle piogge, che durava più di 3 mesi. In giovanissima età dovette scegliere, secondo il costume dell’epoca, una moglie che si addicesse al futuro Re. Fu scelta la Principessa Yasodhara, sua cugina.
Dopo aver passato una vita di lussi e agi senza nemmeno sospettare l’esistenza di un mondo diverso da quello a cui era abituato, un giorno entrò in contatto con 4 esperienze (4 segni) che lo turbarono e cambiarono profondamente. I 4 segni erano un povero vecchio uomo, un malato, un cadavere e un asceta.
I primi 3 segni (vecchiaia, malattia e morte) lo svegliarono dalla vita agiata che conduceva e lo posero dinnanzi alla realtà della natura umana. L’ultimo segno gli diede un raggio di speranza per uscire dalla miseria e sofferenza.
Nonostante tutti i tentativi del padre di proteggerlo ulteriormente dopo quanto accaduto, la vita del Bodhisatta cambiò per sempre. Ebbe anche un solo figlio di nome Rahula.
Secondo la tradizione, la Grande Rinuncia (la sua partenza e la rinuncia alla famiglia e agli agi per trovare il sentiero che conducesse alla liberazione) avvenne in un periodo chiamato Asalha (Luglio/Agosto) alla luna piena, quando aveva ormai 29 anni. Il principe Siddhattha farà ritorno al suo palazzo e rivedrà la sua famiglia solo molto tempo dopo, come ospite e dopo aver raggiunto il Risveglio.
Verso il Risveglio
Dopo aver abbandonato la casa, i lussi e la famiglia e intrapreso un lungo viaggio, giunse in un posto chiamato Rajagaha, dove risiedeva Kalama un asceta di grande reputazione.
Il futuro Buddha divenne allievo di Kalama e imparò in fretta la sua dottrina che lo condusse a sviluppare il 7° Arupa Jhana (Sfera della Vacuità), uno stadio avanzatissimo di profondo raccoglimento meditativo. Non contento del livello raggiunto, se ne andò e approcciò un altro maestro chiamato Ramaputta, il quale gli insegnò il più alto livello meditativo o 8° Arupa Jhana (Sfera della Non-Percezione né Non-Percezione). Non soddisfatto neanche questa volta dei risultati raggiunti, poiché egli cercava la fine totale della sofferenza (Nibbana in Pali o Nirvana in Sanscrito), abbandonò anche questo insegnante e, nient’affatto scoraggiato da tutto questo, proseguì fino alla foresta di Uruvela, intenzionato a proseguire da solo il cammino verso il Nibbana. Assieme a lui si unirono altri 5 asceti già dediti alle pratiche di mortificazione del corpo. Per 6 lunghi anni si abbandonò alle tecniche più dure e estreme di severo ascetismo, vivendo di quasi nulla e rifugiandosi per le sue pratiche nelle foreste e nei cimiteri. Tali pratiche debilitarono a tal punto il suo corpo che quasi ne morì.
Egli racconta in una delle raccolte (Nikaya), che era diventato talmente magro che quando toccava la sua pancia sentiva la sua spina dorsale e viceversa. Era ormai sul punto di morire. Fu allora che ricordò l’episodio di estasi che ebbe da bambino durante la festa dell’aratura e capì che il percorso verso il Risveglio non poteva essere fatto di mortificazione e con un corpo compromesso e debole. Da quell’istante in poi adottò La Via di Mezzo, ossia il sentiero a metà tra 2 estremi: la vita di piaceri e dissolutezze del suo passato di principe e la vita di totale rinuncia e mortificazioni. Cominciò di nuovo a nutrirsi e a riprendersi. A quella vista i 5 asceti che lo avevano seguito in quelle assurde pratiche lo abbandonarono, delusi dal suo tradimento. Ma egli non si scoraggiò e proseguì da solo nel suo cammino. Dopo essersi rifocillato e ripreso si sedette sotto l’albero di Pipal (Ficus Religiosa o fico sacro) a Bodhgaya, intenzionato a non muoversi di lì finché non avesse raggiunto l’Illuminazione.
Il Risveglio e le settimane successive
All’età di 35 anni, dopo 7 anni, finalmente nella notte del Vesak (Aprile/Maggio) raggiunse il Perfetto Risveglio.
Con la mente purificata e tranquillizzata, nella prima porzione della sera-notte raggiunse la consapevolezza delle sue vite passate, fugando il dubbio e l’ignoranza rispetto al suo passato. Nella seconda parte della notte, riuscì a vedere la morte e la rinascita degli esseri, fugando ogni dubbio e ignoranza sul futuro. Nell’ultima porzione della notte raggiunse la consapevolezza dell’origine della sofferenza e del suo superamento (Le 4 Nobili Verità) e a quel punto raggiunse la piena illuminazione.
Dopo il suo Risveglio, il Buddha (che significa appunto “Risvegliato”) per 7 settimane entrò in un periodo di contemplazione e:
1) La prima settimana la passò sotto l’albero del Risveglio, nella Beatitudine della Liberazione dalla sofferenza.
2) Nella seconda intera settimana il Buddha rimase seduto a fissare e contemplare l’albero di Pipal in segno di gratitudine per la sua protezione durante il suo risveglio.
L’insegnamento del Dhamma
Dopo il suo risveglio il Buddha era riluttante ad insegnare ciò che aveva scoperto, ossia il Dhamma, che significa Legge - Dottrina - Realtà delle cose, perché riteneva che gli uomini avessero troppa polvere negli occhi per vedere e non avrebbero compreso i suoi insegnamenti a causa della loro ignoranza. Fu allora che gli apparve Brahma (un essere della dimensione divina) che lo convinse dell’esistenza di uomini in grado di capire i suoi insegnamenti. Decise allora di accettare l’invito della divinità, pensando di iniziare dai suoi primi insegnanti, Kalama e Ramaputta, che sicuramente avevano poca polvere negli occhi, ma la divinità lo informò che questi erano morti poco tempo prima. Allora pensò di andare dai 5 asceti con cui aveva condiviso tante privazioni e mortificazioni all’inizio del suo percorso.
Li trovò al Parco dei Cervi a Benares (oggi Varanasi), dove arrivò nel periodo di Asalha, 2 mesi dopo il Vesak (Aprile/Maggio). Qui espose il Primo Discorso della messa in moto della Ruota del Dhamma (Dhammacakkapavattana Sutta) della sua dottrina (Dhamma). I 5 asceti all’udire tale discorso raggiunsero il primo livello (in totale 4 livelli, dove l’ultimo è il Nibbana completo, che raggiunsero poco dopo) del risveglio chiamato Sotapatti (colui che entra nel Nobile Sentiero che si definisce Sotapanna) e divennero suoi seguaci e monaci.
Il Buddha portò avanti il ministero dei suoi insegnamenti per ben 45 anni, instancabilmente, senza mai saltare un giorno, con il caldo o con il freddo, in salute e malattia. Non hai mai smesso neanche di andare ogni giorno a fare la questua per il cibo. Inoltre, anche se doveva percorrere grandi distanze, lo faceva senza alcun uso di animali da soma, per il rispetto di quelle creature, percorrendo moltissimi chilometri a piedi.
Il giorno della morte del Buddha (Parinibbana) avvenne al suo ottantesimo compleanno (543 a.C.) nel periodo del Vesak a Kusinara. In seguito alla sua morte i suoi insegnamenti furono tramandati a memoria e oralmente, fino a quando molto più tardi furono trascritti nello Sri Lanka su foglie di palma, in tre grandi raccolte, chiamate canestri o Tipitaka, parola Pali che significa appunto 3 canestri. La prima raccolta viene chiamata Sutta (discorsi) e racchiude tutti i discorsi che il Buddha fece e dove sono annunciati i suoi insegnamenti. La seconda, Vinaya (regole monastiche) e la terza Abhidhamma (Alto Dhamma, o filosofia.
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Situazione storica e la nascita
Il Buddha nacque in una regione dell’India settentrionale. Nel 6 secolo a.C. l’India del nord era divisa in piccoli regni e repubbliche. Nella regione estrema settentrionale (oggi Nepal) vi era una piccola repubblica denominata Sakya, uno stato vassallo del regno di Kosala, la cui capitale era Kapilavatthu.
Secondo la tradizione Theravada (letteralmente “La via degli Anziani”, cioè le prime scuole buddiste che si formarono dopo la morte), il Buddha nacque in questa repubblica nel 623 a.C. in un giorno di luna piena del periodo denominato Wesak (tardo Aprile-Maggio), anche se tale data sia oggetto di disputa fra gli studiosi.
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ARTICOLO
Vita e Risveglio del Buddha
La vita, i sacrifici, il Risveglio e gli Insegnamenti del Buddha storico Gautama
Grazie agli enormi sacrifici che il giovane Siddhattha fece per raggiungere l'Illuminazione, oggi possiamo anche noi calcare quelle orme e assorbire i suoi Insegnamenti.
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